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Il pre-test di una campagna di
comunicazione sulla salute
di Luca Pietrantoni
Una preziosa possibilità per valutare l'adeguatezza di un prodotto
proviene dal pre-test. Questa procedura, anche se dispendiosa, è
indispensabile quando si produce un materiale educativo. In generale,
durante il pretest è possibile avere indicazioni sulla formulazione
dei messaggi chiave o valutare nei gruppi bersaglio primari e secondari
le reazioni emotive, il grado di comprensione, la percezione e il giudizio
sulle figure, sul testo, sulla loro combinazione, la credibilità
percepita della fonte, la praticità e utilità del prodotto
(es., "Lo porteresti a casa?").
Il pretest svolge le seguenti funzioni.
- Valutazione del livello di comprensione. La comprensione
del messaggio è la condizione sine qua non per l'accettazione.
Ad esempio, in un pretest in cui ad un gruppo di uomini anziani si presentava
una serie di materiali sull’alimentazione e l’attività
fisica, è stato possibile capire che il prodotto era percepito
come molto utile ma che la mole di informazioni era troppa e che alcuni
termini erano sconosciuti.
- Valutazione del livello di attenzione e memorizzazione. In
particolare, i poster devono attrarre l'attenzione, visto che sono immersi
in un contesto non isolato ma a forte inflazione mediatica. Un poster
con immagini umane e brevi resoconti di persone che raccontano la propria
esperienza difficile di dimagrimento attira di più l'attenzione
ed è ricordato con più precisione rispetto ad una immagine
eccessivamente astratta.
- Identificazione dei punti di forza e di debolezza. E possibile
valutare gli elementi del materiale, messaggio, formato, stile. Ad esempio,
un opuscolo su come smettere di fumare conteneva un questionario per
valutare la propria dipendenza alla nicotina. Il pretest ha messo in
evidenza che l'opuscolo era considerato interessante ma che erano confuse
le indicazioni per calcolarsi il punteggio del questionario.
- Identificazione della rilevanza personale. Significa che
il target sia consapevole del problema di salute e che sia d'accordo
sul valore della soluzione proposta. Ad esempio, un opuscolo sulla pressione
alta è stato pretestato con ipertesi e con un gruppo proveniente
dalla popolazione generale: gli ipertesi comprendevano meglio i punti
e pensavano correttamente che il materiale era specificatamente rivolto
a loro.
- Fare il punto su elementi controversi. Spesso gli operatori
hanno domande e si trovano in discordanza sull'impatto del messaggio,
se ad esempio il messaggio è offensivo, ridicolo, inadeguato,
scandalistico, colpevolizzante o istigante. Ad esempio, in che misura
potrebbe risultare offensivo in un opuscolo sull'autopalpazione al seno
una donna anziana nuda che si tocca il seno?
I metodi per eseguire il pretest sono i seguenti:
- Questionari autosomministrati
Si contattano prima delle persone chiave e gli si consegna il materiale
educativo da pretestare e un questionario. Si chiede di osservare e
leggere il materiale da solo, di completare il questionario e di restituirlo
entro un tempo specifico. Il questionario è in genere breve,
con istruzioni concise e chiare. Domande aperte possono essere utilizzate
per valutare il grado di comprensione del materiale allegato e più
in generale le reazioni emotive suscitate; le domande chiuse servono
per dare punteggi sulla rilevanza personale, la affidabilità
attribuita ecc. In questi casi è inutile chiedere il livello
di memorizzazione del messaggio.
I vantaggi di questo
metodo sono molti: è possibile acquisire informazioni da persone
chiave che potrebbero non essere accessibili per interviste individuali
(medici, insegnanti, residenti di zone rurali); si garantisce l'anonimato
e i soggetti hanno tempo per apporre attentamente le risposte; non richiede
eccessivo tempo o costi per l'intervistatore.
Gli svantaggi sono
i bassi tassi di risposta e quindi la necessità di coinvolgere
molte più persone di quelle che rispondono o di contattarle nuovamente,
i tempi lunghi nella raccolta dati (specie se i questionari sono distribuiti
via posta).
- Le interviste "intercetta"
In questo caos gli intervistatori stazionano in un luogo frequentato
da individui della popolazione target e chiedono loro di partecipare
al pretest. La capacità degli intervistatori sta nell'intercettare
i potenziali rispondenti, fermarli e chiedere di partecipare, fare delle
domande per avere la conferma che appartengono al gruppo target. Fatto
questo, li si conduce in una zona più tranquilla per mostrare
il materiale da testare e gli si fa delle domande sulla comprensione,
le reazioni individuali, la rilevanza personale, la credibilità
della fonte.
Il questionario in questi casi è molto strutturato e contiene
principalmente domande a scelta multipla o chiuse per rubare meno tempo
al soggetto interpellato. Se è un'area frequentata (es., sala
d'attesa in un ospedale, cortile a scuola), è possibile raggiungere
un considerevole numero di soggetti in un tempo relativamente contenuto.
Questo metodo si rivela particolarmente prezioso in termini di costo-efficacia
se il target è una cosiddetta "popolazione difficile da
raggiungere"; in tali casi, stabilirsi in un luogo centrale deputato
all'aggregazione del target è un operazione azzeccata. Inoltre,
permette di testare i poster nel contesto in cui saranno poi esposti
(es., una sala d'attesa, una stazione della metro). Si appendono i poster
nel luogo deputato dove la gente passa, si aggrega o aspetta. Si fermano
i passanti selezionando quelli che sono stati "esposti" al
poster, li si invita a spostarsi in un luogo separato e si formulano
domande per valutare in che misura il materiale ha destato l'attenzione
del soggetto, in che misura ne ricorda i dettagli, le frasi, le immagini,
i colori, il livello di di comprensione e la rilevanza personale.
La fase di intercettazione può consistere in brevi e semplici
domande, esempio "Fumi?", "Quanti anni hai?", "Hai
dei figli?" per identificare l'appartenenza dei contattati con
il target. Le domande sulla comprensione….. Le domande sulla comprensione
sono brevi "Preferisci questa immagine o quell'altra?". L'intervista
non dura più di 15 minuti; se è più lunga, sono
necessari incentivi speciali per convincere i passanti a continuare
l'intervista (es., un regalino). Le intervista intercetta non sono usate
quando è necessario indagare tematiche che hanno una valenza
emozionale per cui è più indicata l'intervista in profondità
e non è adatta con soggetti scettici o poco motivati a essere
intervistati in loco, ad esempio perché sono di fretta.
- Interviste focus group
Le interviste a focus group, importate dalla ricerca di mercato, sono
tese a indagare i punti di vista, le convinzioni soggettive, i linguaggi
e modi di dire di una popolazione target. In genere i gruppi sono composti
da 8-10 persone. Il moderatore, non è un esperto del tema discusso
ma un facilitatore che attraverso una griglia di punti da indagare nel
corso della sessione crea un'atmosfera di fiducia in cui i partecipanti
parlano in modo libero e spontaneo, lasciando emergere nuove questioni
che sembrano rilevanti.
Le interviste a focus group sono particolarmente utili nelle
prime fasi del processo di comunicazione in cui è importante
avere un idea delle conoscenze e delle percezioni su quel determinato
problema di salute nella popolazione target, valutare l'impatto di un
certo tipo di messaggio, conoscere il linguaggio che il target utilizza
per descrivere il problema e i suoi rimedi.
I focus group possono precedere una ricerca quantitativa su larga scala,
contribuendo alla realizzazione o perfezionamento di uno strumento,
oppure possono integrare uno studio empirico quantitativo già
realizzato, permettendo di esaminare in dettaglio il significato di
alcuni risultati statistici.
Le persone scelte come partecipanti al focus sono "tipiche"
del target. Inoltre, l'individuazione di sotto-gruppi è raccomandabile
quando le differenze tra i soggetti limitano la libertà di espressione.
Ad esempio se si discute di sessualità e contraccezione, è
opportuno lavorare con un gruppo di sole ragazze senza ragazzi né
adulti. Specie su alcuni temi è abbastanza comune che i partecipanti
reagiscono in modo molto razionale nascondendo i sentimenti, le preoccupazioni
e le paure personali o i comportamenti intrapresi.
Nelle condizioni ideali, i partecipanti del focus group non dovrebbero
conoscere la tematica in anticipo e non dovrebbero conoscersi l'un l'altro.
Il pretest qualitativo non dovrebbe essere usato per stimare dei risultati
statistici. Se in un focus group, 5 persone su 10 non capiscono un pezzo
dell'opuscolo, non significa necessariamente che il 50% del target sarà
confuso. La mancanza di comprensione indica semplicemente che l'opuscolo
va rivisto. Il pretest è indicativo e non predittivo.
- I test di leggibilità
Nel caso del materiale scritto, vi sono formule che si basano sulla
lunghezza delle parole e delle frasi. Questi test hanno il limite
di misurare solo la difficoltà strutturale del testo scritto.
La verifica delle altre caratteristiche di leggibilità, è
fatta ad esempio leggendo ad alta voce il testo tra colleghi e sentire
se il testo "scorre", se ci sono difficoltà concettuali,
se ci sono errori nella sequenza del discorso.
- Controllo degli intermediari
Gli opuscoli o i poster saranno distribuiti da intermediari, ovvero
gli operatori che nei "filtri sanitari" o nei luoghi non sanitari
contatteranno la popolazione target in quanto controllano il canale
di distribuzione. La loro approvazione e sostegno al materiale prodotto
è fondamentale. Se ad esempio, un volantino non piace o è
ritenuto poco credibile o scientifico, non arriverà mai nelle
mani del target.
Anche se non è una vera e propria tecnica di pretest, verificare
che gli intermediari gradiscono e sostengono il materiale che si sta
per produrre è parte fondamentale del processo di valutazione
formativa. Non è una richiesta di una consulenza tecniche che
deve essere fatta con esperti. Può essere un questionario ma
anche una telefonata o una conversazione in cui si chiede di commentare
il materiale in bozza.
Raccomandazioni generali sul pretest:
- Uno dei rischi del pretest è la possibile distorsione che se
ne può fare. Alcune volte c'è la tentazione di strutturare
il test o di interpretare i risultati in modo da "guidare"
i risultati e fare in modo che vadano a confermare o a giustificare
il punto di vista di partenza. E' quindi importante che gli operatori
anche se comprensibilmente sperano che i messaggi che hanno ideato o
i concetti che li sostengono diano buoni esiti, adottino un approccio
il più possibile neutrale e oggettivo.
- Il pretest di per sé non garantisce poi l'efficacia finale
del progetto . Anche se il materiale è stato pianificato in modo
rigoroso e partecipativo e il pretest ha riscosso ottime valutazione,
alcuni errori potrebbero intervenire nelle fasi successive di produzione
finale, ad esempio un'illustrazione venuta male, confusioni o refusi
nel testo o nei numeri di telefono ecc.
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