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Promozione della salute e riduzione del rischio HIV nella popolazione gay, lesbica e bisessuale
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Gay, malattie a trasmissione sessuale e epatite

di Raffaele Lelleri

 

Abstract

Anche nel nostro Paese è in corso una recrudescenza delle malattie a trasmissione sessuale (d’ora in poi MTS), specie tra i giovani alle prime esperienze sessuali e tra gli omosessuali sieropositivi. Il fenomeno desta preoccupazione anche perché vi è una connessione tra MTS e HIV. Tra le MTS, una particolare attenzione va dedicata all’epatite, sul cui protocollo di vaccinazione la normativa italiana sconta alcune mancanze.

La diffusione delle MTS

“Cresce il numero di infezioni sessuali”, “Sesso: torna la sifilide tra i giovani gay”, “Giovani, tornano i mali di Venere”. Questi sono alcuni lanci di agenzia in merito ai risultati epidemiologici presentati, di recente, al III Congresso nazionale della SIMAST (Società interdisciplinare per lo studio delle malattie sessualmente trasmesse), che ha confermano una sorta di ‘abbassamento della guardia’ nei confronti delle più elementari norme di prevenzione. Le MTS tornano prepotentemente alla ribalta: riappaiono patologie che si credevano ormai sconfitte, come la sifilide e la gonorrea, e si fanno spazio le nuove (HBV, HIV, HPV, chlamydia tracomatis, herpes virus), favorite dall’ignoranza e da una certa leggerezza nei comportamenti sessuali. Due i gruppi particolarmente colpiti: da una parte i giovani alle prime esperienze sessuali, che non hanno vissuto le campagne di prevenzione AIDS della fine degli anni ’80 (che, consigliando l’uso del profilattico, proteggevano comunque da tutte le MTS), e che quindi non conoscono i rischi dei rapporti sessuali con persone sconosciute, e, dall’altra parte, gli uomini HIV-positivi, soprattutto omosessuali.
Una ricerca a campione realizzata nel 2000 a Bologna (Pietrantoni e Fattorini 2000) ha stimato un’incidenza, tra i gay, del 9,6% per i condilomi anali, del 8,3% per la gonorrea, del 6% per l’herpes e del 2,7% per la sifilide.

MTS e HIV

È opportuno tenere in particolare considerazione l’evolvere di tali epidemie anche per la loro stretta connessione con l’HIV. Le ragioni di questa correlazione sono diverse (D’Antuono et ali 1997):
a) l’infezione da HIV è considerata una MTS per le modalità di contagio, legate ai comportamenti sessuali;
b) le MTS e l’infezione da HIV condividono la maggior parte dei fattori di rischio;
c) le MTS sono indicatori di rischio per l’infezione da HIV (ruolo di sentinella);
d) l’incidenza di alcune MTS è globalmente diminuita ma si mantiene elevata nei gruppi a rischio HIV;
e) la sieropositività per HIV può modificare incubazione, clinica, diagnosi e terapia delle MTS;
f) le MTS (specie quelle ulcerative) costituiscono un fattore di rischio per la trasmissione dell’HIV;
g) la prevenzione delle MTS ha una ricaduta nel limitare la diffusione dell’HIV (lotta integrata);
h) le MTS comportano spesso le stesse problematiche psicosociali (personali e relazionali), seppur in scala ridotta dell’HIV.
Si può dunque concludere che “la lotta alle MTS costituisce ormai parte integrante dei programmi di lotta all’AIDS” (D’Antuono et ali 1997:84).

Il caso dell’epatite

“Le epatiti virali raggruppano diverse infezioni che colpiscono il fegato che, pur avendo quadri clinici simili, differiscono dal punto di vista epidemiologico ed immuno-patogenetico. In Italia le epatiti sono iscritte in classe 2, tra le malattie rilevanti perché ad elevata frequenza e passibili di intervento di controllo, per cui è prevista la segnalazione all’Unità sanitaria locale da parte del medico, entro due giorni dalla rilevazione del caso” (ISS 2003). Vi è perciò un sistema epidemiologico apposito, denominato SEIEVA (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta), il cui scopo è di promuovere a livello locale l’indagine ed il controllo su questa patologia.

L’epatite B viene spesso associata alle MTS, le epatiti A e C invece non lo sono, anche se si possono trasmettere attraverso rapporti sessuali.
L’incidenza nella popolazione omosessuale maschile è, secondo la ricerca sociale ci cui sopra, del 10% per l’epatite B, del 6,2% per l’epatite C e del 5,3% per l’epatite A (Pietrantoni e Fattorini 2000). Tali valori sono significativamente superiori alla media registrata nella popolazione totale. Quello gay è pertanto un gruppo esposto, come peraltro conferma lo stesso Istituto Superiore di Sanità quando scrive, in merito all’epatite A, per quanto qui interessa, che “la trasmissione avviene per via oro-fecale […] La vaccinazione è raccomandata per i soggetti a rischio, fra cui […] gli omosessuali e coloro che viaggiano in paesi dove l’epatite A è endemica […]”, e, per quanto riguarda l’epatite B, che “la sorgente di infezione è rappresentata da soggetti affetti da malattia acuta o da portatori d’infezione cronica, che hanno il virus nel sangue ma anche in diversi liquidi biologici: saliva, bile, secreto nasale, latte materno, sperma, muco vaginale ecc. […] A rischio sono dunque [tra gli altri] gli omosessuali […] La vaccinazione è fortemente raccomandata per i gruppi a maggior rischio di infezione [tra cui] gli omosessuali maschi” (ISS 2003).

Per l’epatite C a tutt’oggi non esiste un vaccino: le uniche misure realmente efficaci sono rappresentate dall’osservanza delle norme generali igieniche e dai comportamenti di protezione, anche in campo sessuale. Per l’epatite A in Italia sono disponibili due diversi vaccini , che forniscono una protezione dall’infezione già dopo 14-21 giorni. Anche per l’epatite B esiste un vaccino che si è dimostrato sicuro e che fornisce immunità di lunga durata; nel nostro Paese, dal 1991, la vaccinazione è obbligatoria per tutti i neonati e per gli adolescenti di 12 anni.

L’importanza di includere la popolazione gay nelle campagne di prevenzione, sia per l’epatite A che per l’epatite B, è sottolineata da una recente ricerca americana, che invita gli operatori sanitari a farsi promotori di una maggiore consapevolezza in tal senso: “Hepatitis A and hepatitis B are two common sexually transmitted diseases that are preventable by vaccination. Men who have sex with men (MSM) are at increased risk of acquiring hepatitis A virus and hepatitis B virus through sexual exposure. Current guidelines from the CDC (Centers for disease control and prevention) recommend that MSM receive immunizations against hepatitis A and hepatitis B. Many health care providers and most MSM are unaware of the risks and the potentially dangerous consequences posed by hepatitis A and B virus infection, and the MSM thus remain unvaccinated and unprotected from exposure to these viruses. It is important for health care providers to educate and vaccinate their at-risk male patients against hepatitis A and hepatitis B virus infections” (Kahn 2002).

La normativa e la prassi italiana

Il D.M. 4 ottobre 1991 prevede, per le categorie a rischio (tra cui gli omosessuali sessualmente attivi), la gratuità solo del vaccino contro l’epatite B, mentre quello per l’epatite A è a pagamento. “Si tratta di una assurdità – commenta il dott. Allegrini, infettivologo – visto che gli omosessuali sono a rischio anche per l’epatite A e che i CDC degli USA raccomandano, giustamente, entrambe le vaccinazioni per i gay. Il fatto è ancora più paradossale dato che ora esiste un vaccino (il Twinrix) diretto sia contro la B che contro la A: con un solo vaccino ci si protegge da entrambe le epatiti”.

Come sottolineano alcuni testimoni, oltre all’irragionevolezza della normativa, che va contro le stesse raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, nel nostro Paese vi sono spesso delle carenze nella pratica medica con riferimento a queste problematiche: sono infatti “pochissimi i clinici che, nel momento in cui si trovano davanti una persona che ha contratto un’infezione causa comportamenti omosessuali, o comportamenti sessuali in generale non protetti (quindi HIV, per esempio), consigliano una vaccinazione per le epatiti A o B” (Marcotullio 2003).

Eppure, la vaccinazione dei gay sessualmente attivi contro l’epatite A sarebbe, a livello collettivo, una misura assolutamente vantaggiosa. L’ha stimato una recente ricerca americana, che ha calcolato i costi ed i benefici di una tale misura. Questi i risultati. “Results: Vaccination of 10,000 men would cost $959,000. Over the lifetimes of cohort members, hepatitis A-related hospitalizations would decline from 366 to 76, and treatment costs would decline from $2,577,000 to $363,000. Treatment cost reduction would fully offset vaccination costs within 10 years. Productivity losses associated with hepatitis A morbidity, primarily work absenteeism, would decline from $5,231,000. Vaccination would prevent an estimated 8.6 premature deaths, saving 213 life years and $2,836,000 in mortality-related productivity losses. Results are only modestly affected when model assumptions are varied within plausible ranges. Conclusions: Hepatitis A vaccine provides improved patient outcomes and cost reduction. From a societal perspective, vaccination provides $10.72 in economic benefits for every $1 spent on vaccination. Physicians should counsel homosexual men to be vaccinated against hepatitis A. Health insurers would find it in their own financial interest to cover vaccination” (Jacob 1999).

Conclusioni

Fattori di varia natura (epidemiologici, preventivi, economici, di pratica medica, di salute individuale e pubblica… ) convergono su un punto: è urgente focalizzare l’attenzione sulle MTS, in generale e con particolare riguardo per la popolazione gay. Fare informazione e prevenzione in questo campo, all’interno di quadro normativo finalmente emendato da certe incongruenze, è un auspicio che richiede interventi di miglioramento sia da parte dell’ente pubblico, che degli organismi di categoria, che dei singoli cittadini.

Bibliografia

  • D’Antuono, A. et ali (1997). “I luoghi di consulenza: il centro per le malattie a trasmissione sessuale”, in Rivista di sessuologia, vol. 21, n. 1, gennaio/marzo 1997
  • Istituto Superiore di Sanità (2003). “Epatite virale”. Documento scaricabile dal sito web dell’ISS www.epicentro.iss.it/problemi/epatite/epatite.htm
  • Jacob, R.J. e Meyerhoff, A.S. (1999). “Vaccination of sexually active homosexual men against hepatitis A: analysis of costs and benefits”, in “Journal of the gay and lesbian medical association”, vol. 3 No 2.
  • Kahn, J. (2002). “Preventing hepatitis A and hepatitis B virus infections among men who have sex with men”, in “Clinocal Infectious Diseases”, 2002 Dec. 1;35(11):1382-7. Epub 2002 Nov. 13.
  • Marcotullio, S (2003). “Quando proteggersi costa”, Articolo apparso sul sito web www.gay.it
  • Pietrantoni, L. e Fattorini, G. (2000). “I bisogni sanitari della popolazione omosessuale. Una ricerca-intervento su HIV/AIDS a Bologna”.

L’autore ringrazia il dott. Francesco Allegrini
per la preziosa collaborazione nella raccolta e nella sistemazione del materiale bibliografico.

                        

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