Inizio
Promozione della salute e riduzione del rischio HIV nella popolazione gay, lesbica e bisessuale
Home Dati e Ricerche Comunicazione del rischio Campagne Interviste Pratica medica Risorse
Home > Interviste > Intervista a Fiammetta Trallo
  

Intervista a Fiammetta Trallo, ginecologa

Mi chiamo Fiammetta Trallo, sono una ginecologa. Ho condotto corsi di formazione professionale per medici, operatori sanitari e associazioni di volontariato sui seguenti temi: Oncologia Ginecologica, Implicazioni mediche e sociali delle MST, Tossicodipendenza ed AIDS, Aspetti relazionali tra medico e paziente grave, Counselling e sesso sicuro. Mantengo inoltre un rapporto di collaborazione con alcune associa<ioni di volontariato per le quali svolgo serate di educazione sanitaria relativamente alla prevenzione oncologica in ginecologia e alla trasmissione/acquisizione di MST.

Le lesbiche hanno bisogni sanitari specifici?
Le lesbiche in quanto persone di sesso femminile hanno gli stessi bisogni sanitari di tutte le donne. Tuttavia, le loro preferenze sessuali fanno sì che da un punto di vista strettamente ginecologico, dovrebbero poter trovare uno "spazio d'ascolto specifico" all'interno delle strutture mediche ginecologiche.
Se per una consultazione cardiologica o gastroenterologica non è dirimente dichiarare la propria sessualità, nell'ambito di un consulto ginecologico questo aspetto diventa importante per stabilire un buon approccio ginecologo/a - donna omo/bissuale.
Il/la ginecologo/a in quanto "medico della donna" oltre alla prevenzione , diagnosi e cura delle malattie genitali femminili dovrebbe, infatti, sapersi occupare anche della sfera sessuale delle sue pazienti (senza per questo sostituirsi al sessuologo) non solo in termini di contraccezione, ma anche di valutazione delle preferenze sessuali (omo, etero o bisessualità) con conseguente prevenzione di comportamenti sessuali a rischio di trasmissione /acquisizione di tutte le MST.
La diversa identità sessuale delle donne che afferiscono ad un ambulatorio ginecologico impone una conduzione della consultazione specialistica diversa sia in termini squisitamente medici (uso di speculum più piccoli e adeguati all'habitat vaginale,...) sia anche in termini psicologici in quanto la possibilità di "visibilità senza preconcetti" consente di instaurare quel rapporto di fiducia necessario alla relazione medico-paziente.

Per una donna lesbica può essere più problematico rivolgersi ad un ginecologo?
Per una donna lesbica può essere forse più problematico rivolgersi ad un ginecologo maschio in quanto teme (ed in qualche caso a ragion veduta) di poter subire un giudizio sulle sue scelte sessuali e di conseguenza una discriminazione psicologica. Non è però sempre vero che rivolgendosi ad una ginecologa donna questo non accada. In generale molti medici hanno difficoltà a relazionarsi con pazienti omosessuali non tanto per pregiudizi ma perchè non hanno competenze specifiche al riguardo.

Le tue pazienti ti hanno riportato precedenti esperienze negative con altri ginecologi?
In alcuni casi le mie pazienti lesbiche mi hanno riferito esperienze negative con altri/e ginecologi/che nello svelare la propria visibilità legate più ad aver avvertito imbarazzo o disinteresse da parte del medico che una vera e propria discriminazione circa la loro identità sessuale.

Quali difficoltà hai riscontrato nelle tue pazienti lesbiche nel dichiararti la loro identità?
Il timore del giudizio.

Secondo la tua esperienza, cosa c’è di più problematico, per le lesbiche, nell’interazione con il medico?
Sempre il timore del giudizio.

Come sei riuscita a facilitare il loro svelamento?
Poichè da diversi anni collaboro con varie associazioni di volontariato tra cui la LILA e L'ARCI-GAY la maggior parte delle pazienti omo-bisessuali che accedono al mio studio arrivano attraverso questi canali e, pertanto, non si creano imbarazzi reciproci nell'iniziare una nuova relazione specialistica. In altri casi ho l'abitudine di "chiacchierare un pò" prima della visita cercando di mettere a proprio agio la donna che ho di fronte affinchè sia lei ad affrontare l'argomento preferenze sessuali. Quando questo capita spontaneamente si viene a creare per forza di cose un buon clima di dialogo che mi consente anche di indagare meglio le pratiche sessuali adottate, le relazioni affettivo-sessuali stabili o meno e di conseguenza i comportamenti sessuali a possibile rischio di trasmissione/acquisizione di MST (le pratiche sessuali fra lesbiche non sono a rischio "zero" nemmeno per l'AIDS).
Evito, se possibile, di fare domande secche e dirette poichè le donne eterosessuali si "offendono" e non è detto che tutte le omo-bisessuali vogliono affrontare l'argomento alla prima visita.

Ti sei mai trovata in difficoltà?
Sì! Ero alla mia prima esperienza lavorativa in consultorio familiare appena specializzata e l'assistente ostetrica compilava quegli assurdi questionari senza personalità che si usano in certe strutture. Alla domanda uso di contraccettivi la paziente risponde: "nessuno perchè sono gay". Grande imbarazzo da parte nostra e riflessione: "non dare nulla per scontato".

Le pratiche sessuali fra donne vengono considerate a basso rischio per l' acquisizione /trasmissione delle MST e dell' AIDS in particolare.

A basso rischio non significa comunque a rischio zero.
Molti pensano ancora che certe infezioni soprattutto quando sono trasmesse attraverso rapporti sessuali appartengano a determinati gruppi di persone o categorie (tossicodipendenti, omosessuali maschi, ..).
Ma appartenere ad una "categoria" non significa necessariamente essere a rischio.
In realtà siamo tutti a rischio nella misura in cui ci comportiamo in un modo che ci può mettere a rischio di infezione da MST/HIV.
Pertanto il vero rischio è avere comportamenti a rischio.
Chi rischia di più: la donna tossicodipendente che non scambia mai la siringa, che ha solo rapporti protetti con un partner e che non si è mai sottoposta ad una trasfusione o una donna lesbica non tossicodipendente che una sera incontra una partner occasionale e ha rapporti non protetti?
Se facciamo un discorso "di categoria" è la donna Tossicodipendente che è a maggior rischio, ma se invece guardiamo "i comportamenti" forse rischia di più la donna lesbica che nell'occasionalità di un rapporto, con una partner di cui non conosce lo stato sierologico, non adotta misure di sesso protetto
Due casi di sieroconversione Hiv F vs F da contatti orogenitali e digito orali con vagina ed ano sono stati sicuramente documentati. (Marmor, Ann Intern Med 1986-Manzan, Lancet 1987).

Nella donna il virus HIV è presente nelle secrezioni vaginali e vulvari ed è particolarmente concentrato nel sangue mestruale. Questo vuol dire che i rapporti omosessuali femminili che vengono praticati in presenza di mestruazioni, dove la partner infetta è mestruata, diventano rapporti altamente a rischio perchè c'è una concentrazione altissima di particelle virali.
Affinchè la donna infetta possa però trasmettere una infezione all'interno dell'organismo della partner non infetta, quest'ultima deve avere una piccola lesione.
Questa lesione può essere preesistente perchè esiste una irritazione o abrasione della cute o delle mucose, o può venirsi a creare nel momento del rapporto stesso.
Tutte le pratiche sessuali fra donne, quindi, che comportano una penetrazione anale o vaginale con dita o oggetti che non siano protetti da una barriera (che può essere un guanto, il dental dam o qualsiasi altra cosa che funga da barriera), creano contatto o scambio di materiali biologici, di fluidi, che può diventare una possibilità di infezione.

Esistono quindi delle pratiche più a rischio. Ad esempio la penetrazione anale è più pericolosa di quella vaginale, in quanto la vagina è costituita da 5 o 6 strati di cellule al di sotto delle quali c'è il derma dove sono i vasi sanguigni. I germi infetti devono attraversare 5 strati di cellule prima di penetrare nell'organismo attraverso i vasi sanguigni. La mucosa anale, invece, è costituita da un unico strato di cellule sotto al quale ci sono i vasi sanguigni. Va considerato anche che il canale anale ha una elasticità inferiore a quella della vagina. Tutte le pratiche anali sono quindi a rischio anche quando c'è una protezione. E' comunque più facile che si verifichi un microtrauma in questa zona che non a livello vaginale.
Invece altre pratiche sessuali sono meno a rischio quando non si è in presenza di mestruazioni di una delle due partners. Ovviamente il rischio sussiste quando una delle due partner è infetta; esistono poi alcuni rischi aggiuntivi, oltre all'uso di oggetti che possono creare microtraumi, come la lunga durata di una relazione con una donna infetta. Certamente in un rapporto casuale è meno probabile contrarre una infezione rispetto ad un rapporto non protetto che dura nel tempo con una persona infetta, E' importante la frequenza dei rapporti settimanali, la durata del rapporto in sè e l'esistenza di perdite ematiche anche al di fuori delle mestruazioni (perchè ci sono degli spotting o delle flogosi interne che provocano sanguinamenti). Queste sono tutte condizioni di rischio sia che la donna sia infetta o no.
Perciò pratiche sessuali a rischio non protette praticate in corso di una infezione a trasmissione sessuale, anche se non particolarmente cattiva, crea le premesse per una condizione di maggior rischio di acquisizione di infezioni più importanti.

Le campagne di prevenzione sono state per lungo tempo rivolte alle "categorie a rischio" facendo un discorso sanitario generale di informazione. Ma informare, ovvero conoscere e acquisire conoscenza, non sempre serve a prevenire. Un buon livello di informazione fa acquisire la coscienza che esiste un rischio collettivo ma, nella pratica, quanta gente mette poi in atto nel quotidiano comportamenti preventivi?
Pertanto l'obbiettivo dell'educazione sanitaria in generale e sessuale, in particolare, dovrebbe essere anche quello di aumentare "il livello di consapevolezza individuale del rischio" tramite una conoscenza maggiore di se stessi e della propria genitalità.
Anni fa ho lanciato una ipotesi di lavoro con le donne partendo da queste considerazioni di base:
- la donna non conosce completamente il suo apparato genitale anche perchè non può vederlo poichè è anche interno.
- gli uomini, invece, hanno la possibilità di guardarsi.
- come possiamo fare per conoscere cosa c'è oltre il nostro introito vaginale? Semplicemente con la videocolposcopia.
Questa tecnica di indagine ginecologica consente di poter osservare a forte ingrandimento tramite un video le proprie mucose esterne (vulva) e quelle interne (vagina e collo dell'utero) dopo applicazione di sostanze reagenti che servono a mettere in rilievo anche i più piccoli particolari sia fisiologici che patologici.
Pertanto, la donna durante questo tipo di visita conosce tramite il video la struttura della sua genitalità interna ed acquisisce una maggiore consapevolezza del suo corpo. Il /la Ginecologo/a durante l'esame può far vedere quanto le mucose interne siano fragili e quindi come sia facile che si vengano ad instaurare dei microtraumatismi locali.
Con questo sistema di visita che io adotto da anni (con il consenso della paziente), è possibile aumentare nelle donne la consapevolezza di un rischio individuale (lì dove emerge) creando quindi feed-back positivi nella messa in atto di comportamenti preventivi
Prevenire il contagio delle infezioni acquisite per via sessuale non vol dire proteggere solo se stessi, ma anche la persona che ci è vicino come partner.

 

Bibliografia

"MST: un problema emergente"
Trallo F., Costa S., da: Tossicodipendenza. AIDS e altre Patologie, Quaderno n 3, Comune di Bologna, Dic 1987, 49-53

"Donne che rischiano di più"
Trallo F., et al., COME n 6 dic 1993, 21-24

"Women, promiscuous sexual behaviour and drugaddiction: is there any correlation with increased prevalences os STD"
Trallo F. et al., Abstracts Third International Congress of Behavioral Medicine, Amsterdam, The Netherlands, 6-9 July 1994

"Guida al Counseling della persona in crisi e del malato grave"
Trallo F. et al., Pitagora Ed. Bologna 1995

"Guida alla comunicazione con la persona in crisi e con il malato grave"
Trallo F. et al., Pitagora Ed. Bologna 1995

"Eros, Malattie Sessuali, Società"
Trallo F. et al., Pitagora Ed. Bologna 1996

"MST: fattori di rischio nelle pratiche sessuali fra donne"
Trallo F., Marini S.e Linea Lesbica Informazione e Salute
a cura di: Linea Lesbica Informazione e Salute Arcilesbica-Bologna, Maggio 1996

                          

Home    Dati e Ricerche    Comunicazione del rischio    Campagne    Interviste    Pratica medica    Risorse