Inizio
Promozione della salute e riduzione del rischio HIV nella popolazione gay, lesbica e bisessuale
Home Dati e Ricerche Comunicazione del rischio Campagne Interviste Pratica medica Risorse
Home > Pratica medica > Domande e risposte
  

Domande e risposte

 
 
     
ˆˆmenuˆˆ   

   

 Cos'è l’identità sessuale?
L’identità sessuale è costituita da diverse componenti: il sesso biologico, l’identità di genere (il senso psicologico di essere maschio o femmina), il ruolo di genere (l’adesione a norme culturali e comportamentali dell’essere femmina o maschio) e l’orientamento sessuale.

 Cos'è l’orientamento sessuale?
L’orientamento sessuale è l’attrazione affettiva e sessuale per individui dello stesso o dell’altro genere.
L’orientamento omosessuale indica l'attrazione verso individui dello stesso genere; l’orientamento eterosessuale l’attrazione per individui del genere opposto; l’orientamento bisessuale l’attrazione verso persone di entrambi i generi sessuali. Le persone dall’orientamento omosessuale vengono chiamate gay (sia uomini che donne) o lesbiche (solo per le donne).

 Quale relazione c’è tra orientamento e comportamento sessuale?
L’orientamento sessuale va distinto dal comportamento sessuale in quanto si riferisce alle sensazioni e alla concezione del proprio sé. Non è detto che l’orientamento sessuale venga esplicitato nel comportamento; allo stesso tempo un comportamento non è, di per sé, indicativo dell’orientamento.
Si stima che gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini siano in numero maggiore rispetto a quelli che si definiscono omosessuali: per questo motivo, le organizzazioni sanitarie internazionali, trattando di rischi di salute connessi alle pratiche sessuali, preferiscono utilizzare gli acronimi MSM (‘maschi che fanno sesso con maschi’) e FSF (‘femmine che fanno sesso con femmine’) piuttosto che i termini ‘gay’ e ‘lesbiche’ – che si riferiscono, invece, all’identità dichiarata.

 Cosa spinge una persona ad avere un certo orientamento sessuale?
Le teorie più accreditate ipotizzano differenti origini per l’orientamento sessuale ed includono fattori genetici, psicologici e socio-ambientali.
Si ritiene che l’orientamento sessuale si definisca per molte persone nei primi anni di età. La consapevolezza di sé e lo svelarsi agli altri (coming out) avviene solitamente nell’adolescenza e nella prima età adulta.
Sono scientificamente infondate le teorie che vorrebbero spiegare l’omosessualità come l’esito di un trauma familiare o di un abuso.

 L’orientamento sessuale è una scelta?
No. Gli psicologi non concepiscono l’orientamento sessuale come una scelta o come un aspetto che possa essere volontariamente cambiato.

 L'omosessualità è un disturbo mentale?
Psicologi e psichiatri sono concordi nell’affermare che l’omosessualità non è una malattia né un disordine mentale.
Nel 1973 l’Associazione Americana degli Psichiatri ha derubricato l’omosessualità dal manuale ufficiale (DSM) che classifica tutti i disturbi mentali. Anche l’OMS ha eliminato l’omosessualità come categoria diagnostica (ICD 10). Da allora la comunità scientifica internazionale esorta gli operatori sociali e sanitari a non trattare l’omosessualità come una patologia, bensì a considerarla come variante naturale della sessualità umana. Secondo il Codice Etico-Deontologico dell’Ordine degli Psicologi Italiani, infine, i pazienti devono essere rispettati nella loro dignità e non sono accettabili discriminazioni nel trattamento fondate sulla diversa appartenenza di orientamento sessuale.

 La psicoterapia può cambiare l’orientamento sessuale?
No. Non essendo l’omosessualità una malattia mentale, non vi sono ragioni scientifiche perché sia tentata una conversione dell’orientamento sessuale.
Tentare di cambiare l’orientamento sessuale non comporterebbe soltanto una modifica del comportamento sessuale manifesto, ma richiederebbe un’alterazione delle sensazioni emotive, sentimentali e sessuali nonché una ristrutturazione complessiva dell’identità del paziente. Le organizzazioni psichiatriche internazionali hanno affermato che la terapia volta a cambiare l’orientamento sessuale non è eticamente ammissibile e può danneggiare seriamente l’equilibrio psicologico del soggetto.

 Che cos’è il transessualismo?
Secondo il DSM IV il “disturbo dell’identità di genere” è caratterizzato da una “forte e persistente identificazione col sesso opposto” e da un “persistente malessere riguardo al proprio sesso o al proprio ruolo sessuale”. Vi sono MTF (uomini che transitano al genere
femminile) e FTM (donne che transitano al genere maschile).
Il transessualismo si riferisce al genere e non all’orientamento sessuale: le persone transessuali possono essere eterosessuali, gay, lesbiche o bisessuali.

   

 

 

ˆˆmenuˆˆ   

   

 E’ vero che le relazioni tra due uomini sono instabili?
A volte si pensa che le relazioni sentimentali stabili tra due uomini siano irrealizzabili. In realtà, molte ricerche recenti confutano questo pregiudizio e confermano l’esistenza di molte coppie di omosessuali che vivono delle relazioni durature, basate sull’affetto e il reciproco sostegno materiale e morale..

 È vero che nel mondo gay tutto è centrato sul sesso?
All’interno della comunità gay, vi sono luoghi deputati all’incontro sessuale, come ad esempio le saune, i cruising bar (locali adibiti alla ricerca di partner sessuali) o le dark room (sale buie per sesso con sconosciuti). Sempre più numerosi sono poi altri spazi (bar, associazioni, ristoranti, discoteche, palestre… ) che svolgono una importante funzione dal punto di vista sociale e aggregativo, poiché permettono di stare in compagnia e di trovare amici o partner.

 Perché gli uomini gay hanno un rischio più elevato d’infezione da HIV?
Il virus HIV si trasmette attraverso contatti sessuali non protetti con persone con HIV/AIDS; questo avviene indipendentemente dal genere del partner. Tre fattori spiegano comunque il rischio più elevato di infezione da HIV tra gli uomini gay. Le ricerche dimostrano che gli uomini gay tendono in media ad avere un numero maggiore di partner sessuali rispetto agli uomini eterosessuali. L’epidemiologia ha evidenziato che il sesso anale non protetto è generalmente più rischioso del sesso vaginale non protetto. In ultima istanza, la probabilità di avere un contatto sessuale con un partner con HIV/AIDS è notevolmente maggiore per un uomo omosessuale rispetto che per una persona eterosessuale, data la più elevata prevalenza di persone con HIV/AIDS nel gruppo di riferimento.

 Quali sono le caratteristiche chiave del comportamento sessuale degli uomini gay?
Le ricerche dimostrano una gran diversità di comportamenti. Alcuni fanno sesso solo insertivo o solo ricettivo, altri praticano entrambi, altri ancora praticano assai raramente sesso anale perché prediligono altri tipo di contatto sessuale. In generale, non è possibile predire quali comportamenti sessuali abbia un gay senza chiederglielo.
Nel corso dei rapporti occasionali, il sesso orale è molto più frequente del sesso anale. La maggior parte degli uomini gay considera tale pratica sessuale a basso rischio di contrarre l’HIV e di conseguenza non usa i profilattici.


     
ˆˆmenuˆˆ   

   

  E’ vero che le donne lesbiche sono di meno degli uomini gay?
Ricerche estensive svolte in vari paesi rivelano che dal 2 al 6,9% delle donne descrivono se stesse come lesbiche. Gli studi sugli uomini non si discostano significativamente da questo dato. Al di là di questi indicatori numerici, le ricerche segnalano notevoli differenze nella sessualità e nell’affettività dei gay e delle lesbiche, riconducibili alle differenze biologiche, educative e culturali tra i due generi. I maschi gay tendono ad approcciare la sessualità in maniera più ricreativa e focalizzata sul corpo, le lesbiche prediligono l’intimità affettiva e una sessualità orientata alla relazione.

 Quali sono le caratteristiche chiave del comportamento sessuale nelle donne lesbiche?
Le ricerche dimostrano una gran varietà di comportamenti. Gli studi rivelano che le lesbiche praticano sesso orale, sesso vaginale e anale tramite dita o oggetti sessuali. Come per i gay maschi, non è possibile predire quale sia l’attività sessuale di una lesbica senza chiederlo.
La maggior parte delle donne lesbiche considera la propria sessualità a basso rischio di contrarre l’HIV e altre MTS. Le ricerche in Italia non hanno finora riportato nessun caso di contagio per via sessuale del virus HIV da donna a donna.
Per ridurre al minimo i rischi di MTS è comunque conveniente suggerire di evitare, durante il cunnilingus, il contatto diretto con il sangue mestruale, e di usare una barriera protettiva di lattice (esempio: dental dam). È opportuno altresì consigliare di non scambiare oggetti sessuali, oppure di farlo usando un’adeguata protezione (preservativi).

 Le lesbiche sono mascoline?
È uno stereotipo molto comune quello che descrive le lesbiche come mascoline.
La ‘non femminilità’ delle lesbiche si riflette in una serie di credenze: le lesbiche non si truccano, non si curano, hanno i capelli corti, sono grasse, sono brutte, giocano a calcio, non sono materne. La non conformità al ruolo di genere può essere vera per alcune lesbiche, falsa per altre.

 Ci sono madri lesbiche?
Recenti studi, condotti anche in Italia, dimostrano che fino all’8% delle donne lesbiche ha dei figli.
Dalle informazioni disponibili, si ritiene che la maggioranza delle madri lesbiche italiane sia costituita da donne – sposate, separate o divorziate – che hanno avuto una relazione eterosessuale e che quindi non sono ricorse all’ausilio di un donatore di seme. In altri paesi europei molte hanno invece deciso di procreare con l’aiuto della fecondazione artificiale.

     

Home    Dati e Ricerche    Comunicazione del rischio    Campagne    Interviste    Pratica medica    Risorse