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Riportiamo alcuni esempi di problematiche presentate da pazienti omo/bisessuali
in un ambulatorio medico. Alcune riguardano specificatamente il loro orientamento
sessuale,
altre sono in parte analoghe a quelle di qualsiasi altro paziente. Vediamo
insieme come
poterle affrontare.
Un
adolescente con disturbi gastrici dichiara, tra le altre cose, di essere
deriso a scuola perché ritenuto effeminato. Si è reso conto
della propria omosessualità ma non lo ha ancora detto a nessuno.
Se un adolescente Le rivela il proprio orientamento omosessuale
è importante trattare quest’informazione con riguardo, garantendo
la confidenzialità dell’informazione ricevuta.
Lei può essere la prima persona a cui lo rivela. Un adolescente
gay/lesbica sottoposto a comportamenti denigratori e offensivi può
presentare i sintomi del disturbo traumatico da stress. Le ricerche, inoltre,
rivelano che un adolescente gay e lesbica è più a rischio
di comportamenti suicidari e di abuso di sostanze psicotrope rispetto
ai coetanei eterosessuali: occorre quindi prestare molta attenzione agli
aspetti psicologici e alle condizioni di vita. L’isolamento dai
pari e il rifiuto familiare costituiscono un rischio reale per un adolescente
gay e lesbica.
Una
paziente attende l’esito di un esame istologico per un tumore sospetto.
È accompagnata in ambulatorio dalla sua compagna.
Spesso gay e lesbiche si confrontano con l’invisibilità dei
loro legami e la mancanza di riconoscimento può essere fonte di
stress. Si può comunicare la comprensione del legame di coppia
usando una terminologia adeguata come ‘partner’ o ‘compagna’
e, comunque, trattando la partner della paziente come una sua familiare.
Il sostegno della partner è una fondamentale risorsa di salute.
Un
paziente sposato vuole fare il test HIV; è preoccupato di aver
infettato la moglie perché ha avuto un rapporto sessuale occasionale
con un suo compagno di squadra.
Alcune persone temono di essere giudicate negativamente per i loro comportamenti
bisessuali. Può accadere che alcuni uomini sposati vivano con ansia
e colpevolizzazione i propri rapporti extra-matrimoniali (specie con uomini
o persone transessuali) e amplifichino quindi la percezione dei pericoli
di salute nonostante abbiano avuto comportamenti sessuali a basso rischio.
In questi casi è più vantaggioso focalizzarsi sui comportamenti
sessuali, che permettono di valutare concretamente il rischio intrapreso
(risk assessment) senza giudizi morali impliciti sulla sua condotta.
Un
genitore vuole líindirizzo di uno psichiatra perchÈ ha scoperto che la
figlia Ë lesbica e la vuole ëcurareí.
La prima reazione alla conoscenza dell’omosessualità del/lla
figlio/a si traduce spesso, per il genitore, in uno stato di shock, sorpresa,
dolore, disillusione e, più in generale, di
disorientamento. Una reazione altrettanto comune è il senso di
colpa, unita alla sensazione di fallimento relativa al proprio ruolo parentale.
In contesti di questo tipo, il senso di isolamento è ciò
che più debilita la famiglia: i genitori non sanno con chi parlarne,
a chi chiedere aiuto, non hanno modelli di ruolo cui fare riferimento.
Incoraggiare l’espressione emotiva del genitore durante la visita
può aiutarlo a sentirsi
compreso; è inoltre opportuno informare che l’omosessualità
non è una patologia bensì una variante naturale dell’espressione
affettiva ed erotica.
Un
paziente anziano è ricoverato in un reparto ospedaliero; durante
l’orario di visita viene a trovarlo il suo compagno con cui scambia
gesti affettuosi. Dopo l’orario di visita un’infermiera e il
vicino di letto lo deridono e scherniscono.
Può capitare che anche il personale sanitario e i degenti ospedalieri
manifestino atteggiamenti di imbarazzo, se non di fastidio o di aperta presa
in giro, nei confronti di pazienti dichiaratamente gay o lesbiche. Essere
oggetto di attenzioni di questo tipo è psicologicamente destabilizzante;
in condizioni di vulnerabilità accentuata, è un ulteriore
fattore di stress, che può interferire significativamente con il
processo di guarigione. È opportuno discutere il caso nella riunione
di équipe, per individuare le azioni da intraprendere e per consolidare,
all’interno del reparto, procedure anti-discriminatorie che promuovano
il rispetto della dignità di ogni paziente. |